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casa del calcio

Una grande casa del calcio: l’impegno della FIGC per la salute mentale e per la disabilità

La creazione della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale (DCPS) ha voluto rappresentare l’inizio di un cammino virtuoso con il mondo della disabilità.

“Il calcio è uno”: ci siamo ispirati a questo principio quando abbiamo deciso nel 2019 di aprire un’apposita divisione per il calcio paralimpico e sperimentale all’interno della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Per la prima volta, ci siamo assunti la responsabilità di avviare un dialogo proficuo col Comitato Paralimpico Italiano e le sue Federazioni associate con l’obiettivo di creare finalmente un’unica grande casa per tutti gli appassionati del nostro splendido sport. Nella sua multidimensionalità e nella sua straordinaria forza di aggregazione, trasversale a qualsiasi categoria sociale, il calcio rappresenta uno strumento sorprendente per chi come noi promuove valori, educazione e benessere attraverso la pratica sportiva.

Per arrivare ad assumere questa decisione, hanno svolto un ruolo fondamentale la profondità e il successo del documentario Crazy for Football, ispirato dall’esperimento voluto da Santo Rullo, già presidente dell’Associazione Italiana di Psichiatria Sociale, ripreso ancor prima in Matti per il calcio, che ha chiarito molto bene come il calcio sia uno dei più efficaci mezzi d’inclusione e, allo stesso tempo, uno spazio dove il rispetto delle regole e dell’altro apre la strada a un vero e proprio recupero sociale.

La FIGC ha sostenuto questo progetto, patrocinando la spedizione mondiale della squadra italiana, e ha aperto un canale di comunicazione in grado di sensibilizzare diverse componenti del nostro mondo. Parallelamente è stato avviato un percorso agonistico denominato Quarta Categoria, patrocinato dalle Leghe che compongono la FIGC, grazie al quale i club professionistici si sono convinti nel riconoscere e sostenere squadre che con la loro attività abbattono ogni barriera che ostacoli la piena integrazione e la pratica continuativa del calcio al fine di migliorare le potenzialità fisiche e motorie di qualsiasi atleta.

Questa felice intuizione consente oggi a oltre 3000 tra calciatrici e calciatori con disabilità cognitivo-relazionale, ai quali si aggiungeranno i tesserati delle altre Federazioni con disabilità fisiche, di sentirsi parte della grande famiglia federale.
Come dirigente calcistico, infatti, ho sentito il dovere di dare risposte concrete alle ragazze e ai ragazzi conosciuti sui campi nel corso degli anni che, calciando un pallone, sognavano di poter indossare lo scudetto della Federazione con le 4 stelle mondiali. All’interno della nostra sede a Roma sono esposte le coppe del mondo e la coppa europea vinta nel ’68: quei trofei sono di tutti gli appassionati, di tutti i praticanti, nessuno escluso.

La creazione della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale (DCPS), quindi, ha voluto rappresentare l’inizio di un cammino virtuoso con il mondo della disabilità che è in grado, in termini di relazioni e di scambio di esperienze umane, di insegnare molto più di quanto la Federazione possa riconoscergli. Una crescita della sensibilità del movimento nel suo complesso e del patrimonio culturale comune che non si è fermata nemmeno nel periodo più duro, quello dei lockdown. La pandemia ha rallentato lo sviluppo delle nostre attività sul campo, ma ha moltiplicato gli incontri e le occasioni di confronto su diverse piattaforme digitali per approfondire, spiegare e coinvolgere tutti i protagonisti del nostro mondo in un progetto sempre più condiviso.

I risultati clinici e terapeutici dell’attività svolta in questi anni, i riscontri e le testimonianze raccolte sul campo dai numerosi praticanti ci motivano nel proseguire in quello che abbiamo iniziato, per garantire un percorso agonistico anche a chi ha una disabilità transitoria e parziale. Il nostro approccio, supportato dalla consulenza medico-specialistica, si fonda sulla difesa della tutela del diritto allo sport nell’accezione più ampia possibile. Il primo obiettivo, quello della contaminazione positiva del nostro mondo, lo abbiamo raggiunto, adesso la sfida che ci attende è quella del radicamento e della stabilizzazione di programmi organizzativi e sportivi a lungo termine che negli anni coinvolgano più persone possibile. Atleti sì, ma anche le loro famiglie, realizzando nei fatti il valore più bello dello sport, quello della partecipazione.

 

Autore: GABRIELE GRAVINA, Presidente della FIGC, Federazione Italiana Giuoco Calcio