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training pugilato

Training prepugilistico nei disturbi psichici

La Boxe come pratica di tipo ludico-sportivo da combattimento con obiettivi fisici di coordinazione tecnico-tattici è caratterizzata da un’elevata intensità dell’impegno motorio, con un utilizzo dei quattro arti e del tronco in movimenti volti a raggiungere l’obiettivo di sfiorare l’avversario e porre il proprio corpo fuori dall’asse per evitarne di essere sfiorato.

Il pugilato richiede sforzo aerobico e anaerobico, con allenamenti che mirano al miglioramento della resistenza (durata dello sforzo fisico nel tempo) e della forza e allo sviluppo della massa muscolare.

Il pugilato come arte (la nobile arte) si pratica per ottenere traguardi personali raggiungibili con spirito di sofferenza e senso del proprio limite: atletismo, creatività, resistenza, equilibrio psico-dinamico, responsabilità (abilità di rispondere).

Il gesto tecnico del pugile è razionale e non brutale: si cerca di individuare le intenzioni dell’avversario e di superarlo nel rispetto delle regole e non perdendo mai la concentrazione.

Come gli altri sport anche il pugilato si caratterizza per alcuni valori specifici: rispetto assoluto dell’altro (avversario, arbitro, regolamento) e rispetto verso il maestro inteso come colui che educa ai principi della boxe e che normalmente istruisce oltre che alla tecnica e alla disciplina tattica anche alla dedizione, alla sofferenza e alla puntualità.

Esiste un pregiudizio diffuso nei confronti di coloro che manifestano una fragilità psicologica o un disturbo psichiatrico in adolescenza, vittime di atti di prevaricazione e bullismo. Il pregiudizio porta a un marchio, uno stigma che impedisce a queste persone di accedere alle cure e di esercitare i propri diritti come il diritto allo sport. Da diversi anni proponiamo un’attività sportiva integrata per la prevenzione del disagio psicologico, per il trattamento dei disturbi esternalizzanti e per la promozione di stili di vita sani di adolescenti.

Disturbo psicologico negli adolescenti

In età evolutiva il disagio, il disadattamento e il disturbo psicologico si manifestano spesso attraverso funzioni mentali, comportamenti e stati emotivi non adeguatamente regolati. È possibile che la difficoltà di regolazione delle emozioni e dei comportamenti sia presente tanto nell’adolescente “sano” quanto in quello che inizia a manifestare le prime fasi di un disadattamento o di un disturbo.

Queste manifestazioni di dis-regolazione dell’adolescente inducono gli specialisti della salute mentale dell’età evolutiva a definire uno spettro di condizioni cognitivo-motorie che vanno dal buon equilibrio tra attenzione, concentrazione, programmazione ed esecuzione dei comportamenti fino a condizioni patologiche che si definiscono “esternalizzanti”. Queste condizioni, tanto quelle normali (ragazzi espansivi ed estroversi), quanto le patologiche si associano a caratteristiche di personalità di disinibizione, impulsività e di dis-controllo dell’emotività.

Atteggiamenti e comportamenti disturbati e disturbanti in adolescenza determinano isolamento sociale e rischio di sviluppo di dipendenze comportamentali.

Inoltre gli eventi stressanti dell’infanzia e dell’adolescenza, insieme a particolari condizioni di vulnerabilità, possono determinare la condizione di “stato mentale a rischio”, caratterizzato dalla presenza di sintomi psicotici (deliri, allucinazioni, comportamento disorganizzato) di breve durata e/o di bassa intensità, associati a una marcata compromissione del rapporto con la realtà e, dunque, del livello di funzionamento sociale (ritiro sociale) e scolastico/lavorativo.

Il tasso di transizione di questi stati mentali verso un Disturbo Psicotico è estremamente elevato (circa il 35% in un anno); tra gli adolescenti, la condizione di “Stato Mentale a Rischio” è drammaticamente frequente, con percentuali che possono arrivare all’8%.

Nelle fasi più precoci, i sintomi consistono in disturbi del flusso di coscienza; ridotta tolleranza allo stress; difficoltà a organizzare il pensiero; deficit dell’interazione sociale, come ritiro sociale e riduzione dell’espressività emotiva.

Nelle fasi più avanzate, invece, si assiste alla comparsa di sintomi psicotici positivi sottosoglia che includono: contenuti insoliti del pensiero, grandiosità, sospettosità, anomalie percettive, marcato calo di funzionalità.

Tanto nelle situazioni esternalizzanti quanto negli stati mentali a rischio l’adolescente trova inizialmente sollievo nell’uso di sostanze di abuso, che nel breve o medio termine accentuano invece la dis-regolazione emotiva e la tendenza alla dissociazione. Molti problemi di salute mentale sono condizioni multifattoriali in cui elementi funzionali di natura biologica, fattori ambientali e condizioni socio-relazionali giocano un ruolo nella genesi e nel mantenimento dei problemi stessi.

Attività pugilistica come terapia riabilitativa

Da circa quattro anni la nostra equipe utilizza una metodica di allenamento modificata rispetto alla Rock Steady Boxing, utilizzata negli Stati Uniti, per gli ospiti della struttura Villa Letizia di Roma. La struttura conduce programmi residenziali terapeutico-riabilitativi destinati a persone adulte con patologie psichiatriche e a minori e adolescenti con problematiche psichiche dell’età evolutiva.

In questi anni il lavoro elaborato attraverso protocolli di attività pugilistica senza contatto, e ribattezzati NO CONTACT BOXE, ha prodotto esiti importanti. Negli adulti con disturbi dello spettro psicotico un training bisettimanale ha condotto a una notevole riduzione ponderale dovuta sia alla riduzione della massa grassa indotta dall’esercizio fisico sia alla riduzione del dosaggio dei farmaci antipsicotici che i clinici hanno potuto programmare considerando il contenimento della sintomatologia psichiatrica.

In questi pazienti, infatti, il maggior grado di concentrazione prodotto dall’esercizio fisico migliora le performance cognitive determinando una migliore capacità di intuire le intenzioni degli altri e quindi un miglior rapporto con la realtà.

I minorenni, prevalentemente affetti da disturbi “esternalizzanti”, sono stati impegnati in un training trisettimanale, condotto con una particolare intensità e con una maggiore componente di esercizi anaerobi. È stato evidente il miglioramento delle capacità attentive di tutti i ragazzi che hanno partecipato alle sessioni di allenamento.

È migliorato il coordinamento motorio nel corso dell’attività sportiva, ma anche la capacità di organizzare comportamenti nelle attività quotidiane. Naturalmente sono migliorati il senso di autostima e di autocontrollo.

L’attività pugilistica integrata e affiancata dalla metodologia della peer education ha come obiettivo finale l’assunzione di responsabilità in piccoli gruppi. La gestione del gruppo è affidata a turno ai ragazzi dis-abili, dis-agiati e agli altri.

Conclusioni

Lo sport per le caratteristiche di attivazione sincrona di corpo e mente è uno strumento di tutela della salute mentale, di attivazione del benessere fisico e psicologico e di veicolo di valori umani indispensabili per il potenziamento della personalità, specie nelle situazioni di vulnerabilità e fragilità psichica dell’età evolutiva. Il pugilato in particolare attiva livelli diversi di investimento emotivo: la competizione, la disciplina, la dinamica di gioco e gli effetti sulla salute fisica e mentale.

 

Autori: VINCENZO CANTATORE(1), LUCA SERMONETA(2)

(1)Istruttore di Boxe, già Campione Mondiale WBU ed Europeo EBU nei pesi massimi leggeri
(2)Psicologo